la casetta
FABBRICARE UNA CASA ( E. BONOMI VITA E TRADIZIONI IN LESSINIA)
Per fabbricare , quasi mai si adopera sabbia di cava o di fiume, data la difficolta’ di trasporto e il suo costo elevato. El montagnaro coglie il ghiaino piu’ fine che si forna ai lati delle strade o che si ferma nel letto dei progni. Si procura poi la calsina, calce viva che provvede a spegnere in una buca scavata in prossimita’ di dove intende costruire.
La calsina viene prodotta nelle calcare. Sono massicce costruzioni vagamente a botte di dimesnioni medi di 3-4 metri sia in larghezza che in profondita’, incassate nel fianco di un monte o circondate quasi completamente da terrapieno e con un’apertura sul davanti.
Compito difficile e impegnativo par el calcaroto e’ il riempimento della calcara, che viene effettuato con pietre comuni. Partendo dal bordo interno della costruzione, dispone circolarmente le pietre a giri successivi sempre piu’ stretti, in modo da ottenere una cupola che nel centro raggiunge circa i 2 metri di altezza. Viene quasi completamente chiusa anche l’apertura anteriore, lasciandovi solamente on buso a voltin di circa 50×60 centimetri per il tiraggio del fuoco e per introdurvi la legna.
Ottenuto questo, completare il riempimento risulta piu’ semplice. El calcaroto deve solo attendere che le pietre piu’ grosse siano messe al centro, successivamente quelle piu’ piccole e ai bordi scaje e giara Deve curare anche che le pietre non siano troppo fitte, ma che tra l’una e l’altra vi siano delle fessure orientate verso l’alto e verso l’esterno, per dare sfogo al calore e perche’ il fuoco si propaghi anche lateralmente. La sommita’ viene fatta terminare leggermente a cono con pietre piu’ piccole e ghiaia.
Completato il riempimento , si avvisa il parroco che passi ad impartirvi una benedizione prima che venga accesa. Si introduce quindi della legna dal foro in basso e viene accesa. Deve bruciare per circa 120-130 ore (ma dipende che dalle dimensioni) e el calcaroto deve assistervi giorno e notte, anche perche’ il fuoco va alimentato senza interruzione.
Se ad un certo punto della cottura il fuoco da’ l’inpressione de tirar massa da na parte o massa da in medo,si butta su quella parte on malton de sabion, calsina e tera per costringere il calore a propagarsi uniformememnte.
Quando e’ bene accesa, dalla sommita’ esce un miscuglio di fumo e fiamme molto luminose e variamente colorate che attira la curiosita’ dei bambini e che specialmente di notte diffonde un’intensa luminosita’ che attira migliaia di insetti.
Le fiamme sono da prinsipio torchine, dopo via via rosse,arancio,gialle e bianche. Anche il fumo e’ dapprima molto scuro, poi sempre piu’ chiaro fino a diventare bianco. Quando el calcaroto vede fiamme e fumo bianchi, con un badile prende una pietra dalla sommita’ e ne constata il grado di cottura; se gli sembra buono dichiara che la calcara l’e’ cota. Si smette di alimentare il fuoco, la si copre completamente con terra (specialmente se il tempo minaccia pioggia), si chiude anche l’apertura inferiore parche’ la se passa e la si lascia raffreddare per piu’ giorni.
Da una calcara dalle dimensioni descritte si possono ricavare circa 300 quintali de calsina, che viene venduta a circa diese o dodese franchi al quintal. (la paga di un giornaliere e’ di circa tri franchi al di’)
L’attivita’ delle calcare e’ stata intensa soprattutto nei primi anni dell’ultimo dopoguerra, quando piu’ intensa era l’opera di ricostruzione.
Per la copertura dei tetti a paglia si adoperava o canel da le basse o paja de formento o de segala. Quando se bate formento ci si mette su l’ara (aia), fatta o de laste o de boasse de vacca (sterco di mucca prima diluito con acqua e poi disteso uniformemente su un prato; seccandosi si attacca all’erba sottostante e diventa molto duro e compatto); si slega la faja(covone) e la si distende in modo che le spighe risultino tutte allineate. Le spighe del covone successivo vengono allineate subito dopo quelle del precedente, in modo che chi batte col seciaro(bastone di legno che all’ estremita’ ne ha legato una altro mediante una funicella di cuoio; quello libero viene fatto vibrare in aria per infondere piu’ forza al colpo), colpisce solo le spighe e non danneggia la paglia. Dopo la prima passata, con un rastrello se petena la paja, per pulirla e riallinearla e la si dispone per la seconda passata. Si raccoglie poi il grano e la paglia a mazzetti.
Per la copertura dei tetti, prima di dispone l’intelaiatura della parte da coprire con legni piu’ grossi (conventini) alla distanza di circa un metro dall’altro in senso verticale, e con legni piu’ piccoli (latole) alla distanza di circa trenta centimetri l’uno dall’altro in senso orizzontale.. Si fa dapprima con paglia il cordone verticale sulla parte sinistra,poi partendo dal basso e da sinistra a destra si dispone la prima mana’ de paja,cioe’ la prima fila di mazzetti di paglia che vengono stretti con tre ligaje ogni mazzetto . in modo che la paglia non si sfili. Ogni fila superiore di mazzetti viene a coprire per 3/4 quella inferiore, in modo che la copertura ultimata viene ad avere uno spessore di circa 10-12 centimetri. Arrivati in cima, la paglia di un versante del tetto viene piegata sull’altro e viceversa e tenuta ferma con due legni, uno da una parte e uno dall’altra del cornicione.
LA LASTA (E.BONOMI VITA E TRADIZIONI IN LESSINIA)
La parte superiore delle dorsali e’ prevalentemente costituita dalle formazioni marnose del Cretaceo Inferiore , estremamente friabili. Le stratificazioni superiori al Cretaceo, rappresentate dai calcari lastriformi (la scaglia veneta), si trovano di rado al di sopra dei 900 metri.
La facile reperibilita’ di questo lastrame ha influenzato in modo determinante l’la caseta e il paesaggio della lessinia Occidentale, dove si trova in maggiore quantita’.
La LASTA veniva comunemente adoperata qui nelle costruzioni delle case e soprattutto per la loro copertura. Delle Laste si faceva anche largo uso per la definizione dei confini e per la recinzione o la delimitazione di campi, pascoli e strade.
La scarsita’ dello stesso materiale nell’area orientale e centrale toglie al paesaggio una certa uniformita’. Prevalgono qui le costruzioni in blocchi calcarei prevalentemente rosati. Per i tetti delle costruzioni le laste venivano usate solo per il culmine e i cornicioni; il resto del tetto veniva coperto con tegole (fatte a mano) o con paglia (ora sostituito dalla lamiera). La delimitazione di strade o pascoli avveniva qui mediante costruzione di muri a secco con pietre comuni, le cosiddette marogne.
L’INTERNO DELLA CASA ( E. BONOMI VITA E TRADIZIONI IN LESSINIA) Nella maggior parte dei casi al piano terra c’e’ una stanza vasta, la cusina, dove si vive solitamente; in questi casi la scala e’ per lo piu’ all’interno; il pavimento, nel periodo da noi considerato e’ a laste o in terra battuta(el mastego) al piano della cucina; ai piani superiori e’ di assi (el sularo).
Al centro della parete piu’ ampia della cusina e’ situato el fogolaro e el camin, sempre acceso per riscaldare l’ambiente e cuocere i cibi.
In un angolo, inclinato verso l’esterno, c’e’ el seciaro,l’acquario in pietra; un buco nel muro e un canaletto in pietra porta l’acqua sporca:el scolo del seciaro;sopra c’e’ la scansia,dove vengono poste a scolare le pignate, le ramine e le teie; sotto la scansia,su appositi ganci, vengono appesi i cansarei lucidi di rame, contenenti l’acqua pulita; dentro i cansarei c’e’ sempre la cassa de l’acoa.
Adossata ad un’altra parete c’e’ la scardensa ,la credenza; al centro della sala la tola con le careghe , il tavolo e le sedie; in una angolo la spassaora,la scopa, fatta di ramoscelli di giunco. Molto spesso al piano terra c’e’ anche el logo de la’, specie di dispensa dove nel casson si tiene la polenta e la farina, dove c’e’ el canton de le petate e dove si tengono i beni di prima necessita’.
Internamente o parzialmente scavata nel terreno c’e’ la cania o caneva , spesso con il soffitto a volto, dove si tengono vino, i salumi e gli altri generi alimentari che devono essere tenuti al fresco.
Al primo piano, dove sono le camare, si accede per una scala interna, talvolta in pietra, piu’ spesso in legno.
Sopra i granari , col soffitto spiovente e con delle piccole finestre, talvolta rotonde (bocaroi) che danno all’esterno; qui vengono custoditi i vari prodotti del raccolto.
