La chiesetta di S.Giuseppe

La chiesetta ottocentesca di San Giuseppe con doppio  rosone centrale.


IL 20 Luglio di ogni anno Interessante appare pure un’altra cerimonia religiosa che veniva celebrata all’unisono tra comunità parrocchiali di due dorsali contrapposte, come mi viene confermato avvenisse tra Velo e Campofontana. Il giorno di Santa Margherita d’Antiochia (20 luglio), gli abitanti di Velo si recavano fino alla chiesetta di contrada Campe, qui celebravano Ia messa e dopo salivano in processione fino sulla sommità del vicino Monte Sabbionara; lo stesso facevano gli abitanti di Campofontana recandosi a celebrare la messa alla chiesetta di S. Giorgio e poi in processione fino alla Croce del Campe (le due località, forse non a casi omonime, distano circa 3 km in linea d’aria, ma sono separate dal profonda Val d’Illasi). Arrivati sulla sommità dei versanti contrapposti, cantavano a cori alterni ognuno le lodi del santo altrui, cioè quelli Velo inneggiavano a S. Giorgio e quelli di Campofontana a Santa Margherita

Le Rogazioni
A primavera inoltrata e di mattino presto era abbastanza consueto fino agli anni ’60 assistere a lunghe processioni di fedeli che si snodavano da una collina all’altra salmodiando e cantando: sono le Rogazioni. Viene universalmente attribuito a queste funzioni grande potere apotropaico per la redditività dei suoli, per l’allontanamento delle tempeste e per l’abbondanza della pioggia a tempo debito (1).
Vi si partecipa massicciamente, sopportando anche lunghi percorsi, perché è gradito e richiesto si passi per il maggior numero di fondi possibile. Mi conferma don Alberto Benedetti: “Bisognava passare per più prati possibile e fermarsi a benedire nei vari luoghi, diversamente i fedeli non sarebbero rimasti soddisfatti e non avrebbero fatto offerte consistenti”.
Le processioni seguono percorsi prestabiliti dalla consuetudine, lungo i quali sono disseminati stele e capitelli, in corrispondenza dei quali ci si ferma; il celebrante ad alta voce per tre volte intona l’invocazione: “A fulgore et tempestate”, cui il popolo devotamente risponde: “Libera nos, Domine”; il sacerdote quindi prima con la mano alzata e poi con l’aspersorio benedice nelle quattro direzioni e poi si prosegue.
Da qualche anno a Velo Veronese è stata ripristinata la Rogazione Maggiore, seguendo i percorsi tradizionali. Edizione del 2000 ai piedi dela Purga e del 2001 in contrada Croselonga
Per le Rogazioni Minori (2) ogni parrocchia ha fissato tre ítínerarí diversi, a seconda dell’ubicazione della maggior quantità dei terreni agricoli, cercando che il percorso sia possibilmente circolare; ecco qualche esempio:
“A Ceredo (Sant’Anna D’Alfaedo) el primo dì i naséa fin da Sescato, el secondo fin in Proal, el terso fin in Valesela” (G. B., D. R.);
“In Arbedo (Erbezzo) el primo dì í naséa fin ala capelina Costemora, el secondo fin a San Piero, arento ai Morandini, el terso fin a San Marco, ai Bernardi” (G. M., L. M.);
“In Sanvidal (S. Vitale in Arco) el primo dì i vegnea do verso le Chesare, el secondo i naséa fin ala capelina arente ala Canoa, el terso i naséa sul Monte Fieni” (E. Z., L. Z.);
“A Saroco (S. Rocco di Piegara) el primo dì se naséa sul Monte dela Crose, el secondo sul Monte dei Arasi e el terso fin soto el Simitero”
“In Velo el primo dì i naséa sula Stosse, el secondo verso Progno fin ai Fontani o sul Campe, el terso verso Camposilvan o Adarin” (B. B.).
Per la Rogazione Maggiore o di S. Marco (il 25 aprile), il percorso poteva corrispondere col primo di quelle minori, che veniva quindi sostituito con uno alternativo più breve, o essere lui stesso alternativo.
In occasione del passaggio della processione, specialmente in Lessinia occidentale si usava far le crosete: soprattutto i ragazzi prendevano dei legnetti di nocciolo, li appuntivano da un’estremità per poterli conficcare nel suolo e dall’altra li crepavano in quattro parti; qui infilavano due rametti di olivo pasquale, in modo che risultassero a croce. Li conficcavano poi nel terreno lungo il percorso della processione, ognuno nei propri campi. Passata la Rogazione, non venivano tolti, ma lasciati fin al tempo del fen, parché no tompestesse. Quando infine venivano levati, non si buttavano, ma, come ogni cosa sacra o benedetta, venivano portati a casa per essere bruciati sul focolare (D. R., M. BE.).
 (2) Si tengono le prime tre mattine della settimana precedente l’Ascensione che, essendo legata alla Pasqua, è una festa mobile; scadono quindi dal 28 aprile al 26 maggio.
 (1) Le Rogazioni Maggiori “sono di origine romana e si riannodano alle antichissime processioni pagane, le Ambarvalia, che si snodavano attraverso le campagne durante la primavera per impetrare dagli dei la buona riuscita delle seminagioni. L’Ambarvale più importante era quella del 25 aprile e fu trasformata in rito cristiano da Papa Liberio (325‑366)”. Le Rogazioni Minori “sono attribuite a S. Mamerto, vescovo di Vienne (Francia), il quale, in seguito a parecchie calamità e ad uno spaventoso terremoto abbattutosi nel Delfinato, ordinò un solenne digiuno e una pubblica processione di tre giorni che aveva come meta alcune chiese dei sobborghi della città. A Roma l’uso fu introdotto da Leone III, al principio del sec. IX, divenendo una delle devozioni più care al popolo”. Da: MESSALE ROMANO QUOTIDIANO, Edizioni Paoline, Alba, 1958, p. 570

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